Il rosa è maschio, bimbo (c'è scritto sulla Gazza).

di Lorenzo Gasparrini

Il rosa è maschio, bimbo (c'è scritto sulla Gazza).

Dopo il suo primo post, continua il dialogo con Lorenzo Gasparrini, attivista antisessista e blogger di Questouomono. Avete voglia di confrontarvi sul nostro ruolo di genitori e la nostra storia di figli? Sul modo in cui tanti luoghi comuni influenzano la formazione dell'identità di genere? O su come il sessismo quotidiano si riflette sulla felicità dei nostri bambini e delle nostre bambine? Dite la vostra con un commento.

Tra le soddisfazioni che dà il giocare in porta, anche allo scarsissimo livello amatoriale del "torneo di calcetto del circolo" al quale appartengo, c'è quella di poter indossare la divisa che ti pare mentre i tuoi compagni devono avere, ovviamente, la stessa.
Una sera di queste preparavo la borsa mettendoci la maglia rosa - una vecchia maglia del Palermo, a ricordo di una partita vista in quella bellissima città. Andrea, quasi sette anni, mi vede preso nei preparativi e come sempre si avvicina curioso: vede la maglia e comincia a ridere. Presagendo il motivo - se sei antisessista una certa risata la riconosci, anche se viene da tuo figlio - gli chiedo: "Perché ridi, Andrea?"
"Perché ti metti la maglietta rosa."
"E allora?"
"Rosa è un colore da femmine."
"Ma scusa, ieri abbiamo visto la partita in tv, e hai visto che giocavano con la maglietta rosa."
"Sì, però è da femmine, non mi piace."
Avremo tempo di riparlarne.
Intanto, mi rimane in testa questa storia, purtroppo molto vecchia, per la quale c'è chi ancora crede che esistano 'colori da maschio' e 'colori da femmina', o comunque cose da maschio e cose da femmina. Ragiono, mentre guido verso il campo, che i condizionamenti culturali sono molto forti, e che anche se si conoscesse la storia del colore rosa non sarebbe comunque facile fare a meno di un'abitudine ormai consolidata.
Al semaforo però - ai semafori romani succedono un sacco di cose, sapete - mi viene in mente un fatto piuttosto evidente, e che avrebbe dovuto far pensare già da parecchio tutti su questa storia del rosa e del maschile che non vanno d'accordo.
"Ma la Gazzetta dello Sport è rosa!"
Il giornale degli sportivi, il giornale dei maschi, degli uomini che lo leggono più di molti altri quotidiani generalisti in Italia, è rosa. ROSA, capito? E rosa è infatti la maglia del migliore al Giro d'Italia, l'evento sportivo a risonanza planetaria che quel giornale organizza ogni anno.
La maggior parte degli uomini italiani si compiace di leggere il giornale sportivo, di parlare degli argomenti che trova lì, argomenti che per abitudine consolidata e luogo comune - leggi: sessismo diffuso - sono argomenti maschili. E quel giornale sportivo è rosa, il colore delle femmine. La storia del perché è nota, a volerla sapere:



Nel 1918, Earnshaw's Infants' Department, rivista specializzata in vestiti per bambini, specificava anzi che "la regola comunemente accettata è che il rosa sia per i bambini, il blu per le bambine. Questo perché il rosa è un colore più forte e deciso, più adatto ad un maschio, mentre il blu, che è più delicato e grazioso, è più adatto alle femmine". Il rosa veniva visto più vicino al rosso (colore forte e virile legato agli eroi e ai combattimenti) mentre il blu veniva associato al colore del velo con cui veniva rappresentata la Vergine Maria. Nel 1927 la rivista Time pubblicò un grafico che confermava questa tendenza e mostrava i colori più appropriati per maschi e femmine secondo i principali produttori e venditori di vestiti negli Stati Uniti.

Pochi decenni fa, quindi, la cultura più diffusa e popolare sosteneva l'esatto contrario di ciò che adesso si crede. E questa è storia, e dovrebbe far riflettere su tanti pregiudizi e sciocchezze che continuiamo a credere pensando che siano naturali.
Ma come far capire tutto ciò a un bambino? Un bambino che, per esempio, entra in un negozio di giocattoli, e ovviamente impara quello che vede: vede qualche scaffale uniformemente pieno di cose rosa - reparto bambine - e tutto il resto del negozio a sua disposizione, perché lui bambina non è.
Per fortuna i bambini, al contrario di noi, sono ancora in grado di fare prima quello che pare a loro, e poi di farsi eventualmente problemi di pregiudizi e sovrastrutture.

"Andrea, ti ricordi quando la maestra non ti voleva far giocare con la cucina?"
"Sì."

"Poi te l'ha fatto fare, vero?"
"Sì."

"Allora non è da femmine, giusto?"

"No. Anche tu cucini, papà."

"Vero. Però anche io mi vesto di rosa, qualche volta, no? Per esempio, quando faccio il portiere."

"Sì."

"Allora? Papà è femmina?"

"No."

"Forse il rosa non c'entra niente, no? Che dici?"

"Uhm. Forse non c'entra niente."
Eh. Fosse sempre così facile. Ma mica sono tutti così intelligenti come un bambino di sette anni.

Foto di Sean Rowe da Flickr - Licenza CC Creative Commons



1 Commenti


Contofinoatre
19/03/2015

I colori colorano le nostre vite e non si pongono la questione di "essere adatti ad una categoria piuttosto che a un'altra". I colori colorano e noi, con la preoccupazione del pensiero altrui, gli costruiamo intorno le ombre dal titolo "cosa penserà la gente". A me questo non interessa. Io sono un uomo cresciuto con il rosa: - della pantera rosa - della gazzetta dello sport - della maglia rosa del giro d'Italia - delle calze tinte per il bucato sbagliato - di Peppa, l'amica di mia figlia Agata di cinque anni. E poi "rosa" come il nome di una donna , come il film "Il nome della Rosa", come le Rose Rosse di Massimo Ranieri, come i "Fiori Rosa fiori di pesco" di Lucio Battisti, come la Rosamunda che suona di Vinicip Capossela, come le guance morbide di mia figlia e della mia compagna quando le bacio. Quindi il rosa e'di tutti gli umani, o almeno di tutti quelli che non si fermano al giusto/ sbagliato stabilito da qualcuno / qualcosa che non mi hanno neanche chiesto il permesso per parlare anche a nome mio. Un saluto rosa rosisssssimo. Angelo Pisani


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