Stereotipi in classe, la parola a chi insegna.

di redazione di NoiNo.org

Stereotipi in classe, la parola a chi insegna.

Alla performance teatrale sulla violenza nelle relazioni Amore Mio del 25 novembre 2019 hanno partecipato circa cento studenti, come vi abbiamo raccontato qui. Ma cosa ne pensa dell'educazione alle differenze chi vive ogni giorno la scuola con le ragazze e i ragazzi? L'evento che conclude il ciclo di laboratori educativi 2018-2019 del progetto NoiNo.org è l'occasione per raccogliere anche le impressioni e le testimonianze di docenti e insegnanti.

La storia di ordinaria violenza tra Marco e Susan è introdotta da una scena simbolica, in cui ai protagonisti vengono assegnati i loro ruoli di genere ("Cavaliere senza macchia" e "Vero uomo" l'uno, "Madre di famiglia" e "Donna sexy" l'altra) in una specie surreale investitura. La professoressa Giovanna Cosenza - ordinaria di Semiotica all'Università di Bologna, studiosa di comunicazione politica e molto attenta alle questioni di genere - parte da lì. "Le relazioni reali tra le persone sono ovviamente molto influenzate dall'immaginario delle relazioni sentimentali, dalla costruzione sociale dei ruoli maschili e femminili. È un campo su cui c'è ancora molto da fare, in particolare per chi si occupa di comunicazione e di immagine."

E come la pensa chi vede le relazioni tra ragazze e ragazzi adolescenti dall'osservatorio di una cattedra delle scuole superiori? Per Alessia Alpi, professoressa al liceo Alessandro da Imola nella sezione di Scienze Umane a indirizzo socio-psico-pedagogico, a fare la differenza sono la continuità dei percorsi educativi e le esperienze sul campo. Una parte delle quarte classi della professoressa Alpi ha seguito una serie di incontri di formazione nel consultorio familiare della città, per poi riportare quanto appreso alle prime classi della loro scuola come peer educator (educatori tra pari). Per queste ragazze e ragazzi, la partecipazione all'evento di NoiNo.org è una delle tappe - per quanto "creativa" nella forma - di un percorso articolato. 

Ma quanto è facile inserire nella didattica queste tematiche? "Gli stereotipi ci sono anche tra noi docenti, ovviamente - ci racconta Alpi - e anche se la preparazione sul tema è diffusa, non tutti i docenti sono pronti ad accogliere i progetti esterni e a mettersi in gioco: la disponibilità è maggiore tra chi insegna nelle cattedre Scienze Umane, per attitudine e formazione." E non bisogna dimenticare che nelle ex femminilissime "scuole magistrali" la presenza maschile rimane minoritaria.

Dato opposto all'istituto professionale Aldini Valeriani, dove la presenza femminile nelle classi di meccanica è pari a zero, e anche nella sezione grafica è ridotta. Marta Casanova, insegnante di supporto in più classi, ci racconta della resistenza iniziale degli studenti a partecipare ai laboratori a cura del Cassero (il centro culturale LGBTI di Bologna): "Perché dobbiamo perdere tempo a parlare di queste cose, invece che fare le nostre ore di laboratorio tecnico?" Un'atteggiamento di chiusura apparente, che però non ha impedito a molti dei ragazzi di partecipare attivamente all'evento teatrale del 25 novembre.

Anche tra i docenti, però, la disponibilità non è altissima "Agli incontri col Cassero del ciclo NoiNo.org hanno partecipato 10 docenti su 250 - prosegue Marta - tra cui solo un uomo. Ma dobbiamo ricordarci che questi incontri sono impegni extralavorativi per i professori..." Conseguenze di questa mancanza di riflessione? "Tanti insegnanti hanno difficoltà a riconoscere come forme di violenza di genere vera e propria alcuni comportamenti scorretti tra studenti e studentesse." E anche a parlarne con loro? "È difficile uscire dal ruolo, evitare di avere atteggiamenti giudicanti anche involontari. Per chi è tra i banchi scatta il meccanismo speculare: ascolto la lezione e dico sì per il voto. Gli incontri con realtà esterne come le associazioni sono occasioni preziose, i ragazzi si aprono più facilmente."

Insomma, i punti critici ci sono, ma possono essere superati, mettendo in campo metodologie coinvolgenti e un po' di creatività: lo dimostrano sia la risposta degli studenti agli "eventi speciali" come la performance teatrale, sia il ricco programma di laboratori che abbiamo portato avanti nello scorso biennio. Con l'appoggio di tante e tanti insegnanti e dirigenti scolastici e al sostegno della Fondazione del Monte. Grazie ancora... E a presto!



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