La favola di Adamo ed Eva e il dottor Freud.

di Lorenzo Carrara


La favola di Adamo ed Eva e il dottor Freud.

Finalmente! Ora possiamo dire che questo è un blog "per soli uomini" in cui si parla di sesso e attrarre un sacco di click... Ma in realtà questo post parla di come la psicoanalisi vede il rapporto, sospeso tra attrazione e paura, degli uomini con la sessualità della donna, del perché la capacità di cura non sia un'esclusiva della "natura" femminile e d'altro. Ce lo invia Lorenzo Carrara, che aderisce a NoiNo.org e ha raccolto il nostro invito a partecipare. Pedagogista psicoanalitico, giornalista, volontario per Save the Children, Lorenzo ha 58 anni, è milanese ma vive in Umbria. Nel suo testo dialogano in modo vivace teorie di Freud e citazioni bibliche, esperienze professionali e riferimenti alla biologia, per "scardinare vecchie certezze (anzi – ci scrive Lorenzo - vecchie superstizioni)". Perché non far continuare questo scambio di punti di vista? Aspettiamo i vostri commenti. Intanto, ringraziamo Lorenzo per il contributo.


AL DI LA' DELLA VERTIGINE
Di Lorenzo Carrara


Ciò che ci attrae ci suscita vertigine, ci evoca il timore profondo di venirne risucchiati. Il gorgo (la Gorgone) ci attira verso quella cavità dalla quale siamo nati, in un percorso a ritroso non verso il piacere ma verso il nulla. E tuttavia ne siamo attratti, e lo sgomento che proviamo diventa paradossalmente un motivo in più di attrazione. Per esorcizzare l'angoscia, uno dei metodi più efficaci ed utilizzati consiste nel minimizzare la dimensione – fisica ed emotiva – di ciò che ci atterrisce. Per questo, la nostra cultura descrive la donna come "necessariamente" più piccola e fragile dell'uomo. Le donne che si sottraggono a questo schema descrittivo sono "virago", cioè non sono donne. Semplice. Come semplice è il meccanismo concettuale della deumanizzazione, che consiste nel negare alla donna lo statuto di "essere umano". La donna, in questa prospettiva, è un uomo malriuscito.
Perfino Freud, che ebbe il coraggio di scrutare l'abisso dell'inconscio, dovette in qualche misura soccombere a questa profonda inquietudine. La formulazione delle sue teorie psicosessuali tradisce un sentimento che oscilla tra il disgusto e la riprovazione, tra l'angoscia di castrazione e l'invidia del pene. 
La narrazione biblica, a sua volta, si prese la briga fin dagli albori dell'antichità più remota di mettere le cose in chiaro: la donna è un sottoprodotto dell'uomo. Creata in un secondo tempo, per soddisfare una petulante richiesta dell'unico e amato erede (Adamo), come un padre rassegnato e generoso che regala una macchina veloce al figlio pur sapendo che con quella andrà presto a schiantarsi contro un albero. E nel resto del Libro viene ripetutamente affermato che la donna è un accessorio, che è parte delle dotazioni patrimoniali dell'uomo al pari delle pecore e delle vacche, che il maschio domina e la femmina ubbidisce, che lo scopo della donna è il servizio e il piacere dell'uomo, e così via. 

A fronte di tutto ciò, nell'ambito dei miei corsi di supporto alla genitorialità, come di quelli sui rapporti interpersonali e di coppia, io non mi lascio mai sfuggire l'occasione di fare una domanda apparentemente semplice e innocua: "Secondo voi, quale dei due generi - maschile e femminile – è indispensabile alla procreazione?". Non finirò mai di stupirmi tutte le volte che la maggioranza delle donne presenti mi risponde, con serena convinzione: "Quello maschile. Senza spermatozoo non c'è fecondazione, e senza fecondazione non esiste procreazione". A quel punto solitamente proseguo dicendo: "Già, gli spermatozoi… Ma chi "costruisce" il bambino con il proprio corpo? Senza un utero, come può esserci procreazione? Date uno spermatozoo a una donna, e nascerà un bambino. Date un ovulo a un uomo, e vediamo cosa potrà farsene". 
La cosa, ovviamente, non finisce lì: "Ma secondo voi, il progetto biologico di base degli esseri viventi, è maschile o femminile?" Se c'è un medico nell'uditorio, a quel punto lo vedo annuire. "Avete mai studiato come si formano i vari organi del corpo nell'embrione e nel feto? Sapete dove si formano i testicoli?" A volte, qualcuno interviene con un certo slancio: "Sì, adesso ricordo. Si formano esattamente dove nelle donne si trovano le ovaie. Se l'individuo è femmina, le gonadi rimangono in quella posizione, mentre se è maschio lentamente scendono verso l'inguine, fino ad assumere una posizione esterna, nel sacchetto di pelle che chiamiamo scroto." Già. I testicoli nascono, per così dire, come ovaie, e solo più tardi se ne differenziano. E il pene non è altro che un clitoride di proporzioni maggiori, ma dotato come quello di cavità interne che ne permettono l'inturgidimento. Insisto: "Vi siete mai chiesti per quale motivo anche i maschi hanno i capezzoli? Sapete che basta una dose incredibilmente piccola di ormoni per provocare in un uomo la ginecomastia, cioè l'ingrossamento della ghiandola mammaria, una trasformazione che porta anche alla capacità di produrre latte?" Tutte queste informazioni mi permettono, alla fine della discussione, di arrivare ad una sintesi che solitamente esplode come una rivelazione liberatoria: "I maschi, in realtà, non sono che una modificazione abbastanza trasparente del progetto biologico primario, che è femminile. Potremmo in un certo senso dire che sono "femmine modificate", in grado di produrre spermatozoi per favorire quel rimescolamento dei caratteri genetici che è un aspetto fondamentale del meccanismo evolutivo delle specie."

Con questo ultimo coup de théatre solitamente concludo questa parte della mia esposizione, e mi fermo ad osservare i partecipanti al gruppo. Molte donne esibiscono uno sguardo orgoglioso e raggiante, mentre i pochi uomini presenti di solito si lanciano sguardi imbarazzati e mortificati. Non tutti e non sempre, però. Per qualcuno di loro lo shock della rivelazione sembra avere sollevato un peso dallo stomaco, che forse è il peso della responsabilità di dover essere sempre e comunque i protagonisti, gli eroi della situazione. Questo suscita una mia reazione, che in parte assume un carattere consolatorio e in parte rimette sulle spalle dei maschi presenti una cospicua dose di responsabilità: "Sapete cosa comporta tutto questo? Comporta il fatto che anche gli uomini hanno una natura profondamente femminile, che spesso viene nascosta o cancellata. Quando noi pensiamo che l'accuditività sia una prerogativa unicamente materna, ci sbagliamo. È la cultura accentrata sui ruoli maschili nella quale siamo cresciuti, che ci induce a credere che l'accudimento sia "una cosa da donne". Nessun uomo manca in partenza delle stesse potenzialità. Ciò significa, cari papà, che il vostro ruolo da oggi in poi potrà essere più attivo e presente, affiancando le vostre partner nelle cure dei vostri figli. Non siate timidi: anche voi potete prendere parte attiva a questo gioco meraviglioso e impegnativo, dando il cambio alle vostre compagne con uguale capacità e competenza accuditiva. La Natura vi sorreggerà, e dove non basta la natura potrete informarvi e imparare...".

Ma torniamo a Freud, anzi alla psicoanalisi. Come sappiamo, le formulazioni della dottrina psicoanalitica classica riguardanti la sessualità femminile sono state criticate da svariati autori, sia appartenenti ad altri ambiti e discipline sia dall'interno dello stesso mondo psicoanalitico. Le critiche a Freud in questi ambiti si fecero in effetti più aspre quando negli anni '70 dello scorso secolo i movimenti femministi – negli Stati Uniti ma anche in Europa – colsero e additarono all'attenzione collettiva i risvolti "maschilisti" del suo pensiero.
Oggi è sempre più frequente trovare autori che propongono visioni molto più aggiornate, aperte e informate su ciò che per Freud, in definitiva, restò sempre "un mistero" (parole sue). La sessualità femminile è vissuta da molte persone come un aspetto della vita - e della vita di relazione - sempre meno oscuro e inquietante. Per quanto continuino ad esistere cospicue "sacche di resistenza", in ambiti politicamente, socialmente e culturalmente trasversali, un numero sempre maggiore di persone guarda ai vari aspetti della identità e della corporeità della donna in modo sempre più positivo.
Nella mia esperienza professionale ho avuto modo di occuparmi della vita sessuale di un discreto numero di coppie e di persone single, verificando che svariati tabù storicamente tramandati non sembrano avere più l'impatto e la pervasività di un tempo. E appare in confortante e progressivo aumento il numero di coloro che mostrano di avere una sensibilità maggiore per le esigenze e le varianti della sessualità femminile. Un esempio: il sangue mestruale è stato oggetto nelle società del passato (e in alcune del presente lo è ancora) di numerosi divieti e ammonizioni (come racconta il libro "La donna serpente"); malgrado questo, né gli uomini che mi hanno riferito i dettagli della propria vita sessuale sembrano prendere in seria considerazione l'idea che durante il periodo mestruale la donna sia "impura", e nemmeno l'idea che le mestruazioni possano costituire un motivo valido per evitare o rimandare le attività sessuali. 

Il percorso verso una effettiva parità di genere è ancora molto, molto lungo. Forse potremmo addirittura ipotizzare che l'ostilità tra i sessi si sia spostata, in tempi recenti, dal campo della sessualità intesa in senso stretto e letterale ad ambiti più simbolici, più legati a ruoli sociali, politici o funzionali. Le discriminazioni, le diffidenze, le barriere rimangono tuttora numerose e solide, e la tentazione di appoggiarsi a distorte categorizzazioni auto- e allo-definitorie ("noi uomini/donne siamo…, voi donne/uomini siete…") per segnare e rimarcare confini sempre più ingiustificati e fittizi (nelle implicazioni che vorrebbero avere) è dura a morire. La violenza psicologica e/o fisica tra uomo e donna è un fenomeno in continuo aumento, ma la sua analisi approfondita – che rimando ad un nuovo saggio breve – ci dice che la motivazione principale, almeno nel tempo presente, è da imputare principalmente all'esplosione dei casi di disturbo grave della personalità, e dunque a difetti nell'impianto educativo delle giovani generazioni, oltre che al problema di fondo del conflitto non risolto tra i sessi. Spero, voglio sperare, che anche in questo ambito si possa assistere ad un progressivo risveglio delle coscienze, e ad un più diffuso e profondo impegno collettivo.

© testo dell'autore, con licenza di pubblicazione su www.noino.org

Foto di Sandrokan da Flickr licenza CC - Creative Commons



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